Riyad, 11 set – “La diplomazia sincera è possibile quanto l’acqua
asciutta”, sosteneva Giuseppe Stalin per ribadire che nei rapporti fra
Stati la menzogna e il bluff sono strumenti usati ed abusati. Quando
però si esagera, si rischia di cadere nel ridicolo, e rimane un mistero
il motivo per cui certe dichiarazioni finiscano sulle pagine di politica
estera dei quotidiani (nella fattispecie il britannico Guardian)
anziché nei libri di barzellette. E’ il caso, innegabilmente, delle
ultime uscite del ministro degli esteri dell’Arabia Saudita, Adel Al Jubeir,
che si è recentemente lanciato in arditissimi sillogismi
sull’importanza dell’intervento del suo Paese nel conflitto civile del
confinante Yemen. Spaventato dall’idea che il Parlamento di Londra possa
essere condizionato da un imminente nuovo rapporto relativo alla
connivenza britannica con i bombardamenti su obiettivi civili yemeniti
operati dall’aviazione saudita, e decida di chiedere l’interruzione
della vendita di armi a Riad, Al Jubeir ha cercato di spiegare che in realtà l’Arabia Saudita sta facendo la guerra agli Houthi (gli sciiti dello Yemen, in lotta contro la fazione sunnita) per fare un favore all’Occidente.
Ringraziandolo per la premura, ci chiediamo in quale modo il
bombardamento di una scuola a San’a potrebbe salvare l’Europa da un
attentato terroristico, ma l’ineffabile ministro ha una risposta netta: intervenendo nello Yemen, i Sauditi colpiscono la potenziale crescita di gruppi quali Al Qaeda e Isis,
che al momento sono i principali attori del terrorismo
internazionale. E qui, mentre un lettore totalmente digiuno di
qualsivoglia nozione di Medio Oriente potrebbe anche annuire
compiaciuto, chiunque sappia che i due gruppi terroristici citati sono di adamantina appartenenza sunnita,
ovvero i più acerrimi rivali degli Sciiti, dovrebbe sobbalzare sulla
sedia, o scoppiare a ridere. Perchè la teoria di Al Jubeir fa acqua da
tutte le parti, visto che, se fosse vera, qualcuno dovrebbe spiegargli
che i suoi stanno bombardando dalla parte sbagliata, e
dovrebbero rivolgersi verso le basi di Al Qaeda e Stato Islamico, che
stanno dalla parte opposta del martoriato Yemen. A quel punto, la stessa anima buona potrebbe anche spiegargli che, evidentemente confusi, i sauditi finanziano da anni lo stesso Isis
in Iraq e in Siria – cosa talmente risaputa presso le cancellerie
arabe, e occidentali da non essere nemmeno più oggetto di inchiesta. A
finanziare quegli altri, ossia Al Qaeda, ci pensa invece l’emiro del
Qatar, probabilmente un po’ confuso anche lui. Per aggiungere malintesi a
malintesi, il ministro saudita si lancia in un’invettiva contro
il Presidente siriano Assad, cioè quello che più di tutti ha combattuto
contro Isis e Al Qaeda, nella sua filiale di Jabhat Al Nusra. Che oggi ha cambiato nome, per esigenze di marketing, ma ha mantenuto tutto il resto. E chiude accusando l’Iran, l’arcinemico sciita, di ogni nefandezza possibile. Usando
più o meno gli stessi toni e gli stessi argomenti che usano
abitualmente Isis e Al Qaeda nei loro sproloqui contro Teheran.
Profondamente grati all’Arabia Saudita per tanto altruismo,
inviteremmo Al Jubeir a non preoccuparsi di noialtri, e a pensare
esclusivamente al suo Paese, che non è nemmeno in grado di pagare lo
stipendio ai lavoratori stranieri che si spaccano la schiena per la
grandezza del Regno di Saud e che da mesi non vengono pagati, tanto da
costringere i loro paesi d’origine (India e Pakistan in primis) a
mandare nel deserto arabico derrate alimentari per i connazionali, per
evitare di farli morire di fame. E già che c’è, caro ministro, pensi ai diecimila morti che l’intervento saudita nello Yemen ha causa in pochi mesi.
E al fatto che nonostante una disparità militare da far invidia a
Davide e Golia, i ribelli sciiti non sono arretrati di un metro,
entrando anzi diverse volte in territorio saudita. Probabilmente,
pensiamo, per ricambiare la cortesia.
E non si preoccupi, signor
ministro, perchè tanto il suo collega inglese, Boris Johnson, ha già detto che non è vero che le armi vendute a Riyad poi finiscano su obiettivi civili yemeniti
– sappiamo tutti che solo Assad bombarda un po’ per noia, un po’ per
diletto scuole, asili nido, ospedali e parchi giochi – e comunque gli
altri vostri amici, quelli d’oltreoceano con cui avete litigato un po’,
sono pronti a fare pace, proponendosi di vendervi 115 miliardi di
dollari di armi, per rimpolpare quell’arsenale che, con i Kalashnikov e
qualche RPG, gli Sciiti vi stanno facendo a pezzi.
martedì 13 settembre 2016
martedì 6 settembre 2016
Siria: sei attentati nelle principali città, decine di morti e feriti tra i civili
Damasco, 5 set – Una serie di attentati ha colpito simultaneamente le principali città siriane. Tartous, Homs, Hasakah e Damasco sono state colpite in mattinata da sei attentati terroristici.
A Tartous, in una delle zone più sicure sotto il controllo del governo siriano, una delle due autobombe ha colpito l’autostrada internazionale appena fuori città. Il bilancio delle vittime è ancora provvisorio ma conta già trenta civili uccisi e quarantatré feriti. Altri cinque civili sono le vittime dell’attentato terroristico, sempre di questa mattina, nella zona nord della città di Al Hasakah,
capitale provinciale dell’omonimo governatorato. L’attentatore, a bordo
di una moto, si è fatto esplodere tra le vie dei quartieri nord. Poco
fa è giunta la rivendicazione dell’Isis attraverso il canale ufficiale dei terroristi “Al Amaq”.
Ad Homs, un’autobomba ha colpito l’ingresso del quartiere Bab Tadmur, i dati provvisori confermano la morte di quattro civili e dieci feriti.
Presa di mira anche la capitale Damasco, dove è stata colpita la zona tra i quartieri di Al Sabboura e Al Bajja, il bilancio è di un morto e tre feriti.
Sullo
sfondo di questa nuova ondata di attacchi terroristici contro la
popolazione civile siriana, c’è da evidenziare una evoluzione tutto
sommato positiva delle operazioni militari dell’Esercito siriano, che tra numerose difficoltà con gli oltre ottanta fronti aperti in tutta la Siria, nelle ultime ore è riuscito a riprendere numerosi punti chiave nella città di Aleppo e a respingere attacchi su grande scala nelle zone di Hama ed Homs orientale. Sempre più lontano invece un accordo tra Stati Uniti e Russia sulla questione siriana, come confermato dal recente vertice G20, con Washington apparentemente sempre più isolata.
lunedì 29 agosto 2016
L'Esercito siriano ha respinto attacco dell'Isis vicino alla base aerea di Kuweires
L'Esercito siriano ha respinto attacco dell'Isis vicino alla base aerea
di Kuweires (est provincia di Aleppo). Numerosi veicoli dei terroristi
distrutti.
martedì 23 agosto 2016
Al Hasakah: cessate il fuoco tra esercito siriano e milizie curde
AL HASAKAH: CESSATE IL FUOCO TRA ESERCITO SIRIANO E MILIZIE CURDE.
Durante la notte, nella base di Hmeimim (Latakia), attraverso l'intermediazione russa, è stato raggiunto un cessate il fuoco tra rappresentanti del governo siriano e leader delle milizie curde.
Tra i principali punti concordati:
- La sicurezza nella città di Al Hasakah deve essere garantita dalla polizia locale, le basi delle Brigate 121 e 123 (est di Al Hasakah) rimangono sotto il controllo dell'Esercito siriano.
- Le milizie di sicurezza curde (Asayish) si ritireranno da tutti i punti di controllo ritornando a quelli prima del 18 agosto nelle loro aree di competenza.
- Le stazioni di polizia saranno riprese dagli organi di polizia ufficiali, sotto il controllo del Ministero dell'Interno siriano, al fine di garantire non solo la protezione delle istituzioni governative (carceri, ecc.) ma anche il normale funzionamento amministrativo.
Durante la notte, nella base di Hmeimim (Latakia), attraverso l'intermediazione russa, è stato raggiunto un cessate il fuoco tra rappresentanti del governo siriano e leader delle milizie curde.
Tra i principali punti concordati:
- La sicurezza nella città di Al Hasakah deve essere garantita dalla polizia locale, le basi delle Brigate 121 e 123 (est di Al Hasakah) rimangono sotto il controllo dell'Esercito siriano.
- Le milizie di sicurezza curde (Asayish) si ritireranno da tutti i punti di controllo ritornando a quelli prima del 18 agosto nelle loro aree di competenza.
- Le stazioni di polizia saranno riprese dagli organi di polizia ufficiali, sotto il controllo del Ministero dell'Interno siriano, al fine di garantire non solo la protezione delle istituzioni governative (carceri, ecc.) ma anche il normale funzionamento amministrativo.
martedì 16 agosto 2016
Le Forze Armate cinesi forniranno assistenza e addestramento al governo siriano
La
delegazione militare cinese in Siria, guidata dal contrammiraglio Guan
Youfei, direttore della cooperazione internazionale presso la
Commissione Militare Centrale, ha incontrato domenica a Damasco, Fahd
Jassem al-Freij, vice-primo ministro e Ministro della difesa siriano. La
Cina fornirà assistenza, addestramento e aiuti umanitari alla Siria,
riporta l'agenzia Xinhua. Siria e Cina, hanno raggiunto un accordo "sul
rafforzamento della formazione del personale e le Forze armate cinesi
hanno offerto aiuti umanitari in Siria", dice il rapporto Xinhua senza
fornire ulteriori dettagli.
martedì 9 agosto 2016
Il giornale The Guardian mette in copertina il "ribelle moderato"
Il giornale The Guardian mette in copertina il "ribelle moderato"...in
realtà il terrorista che partecipò alla decapitazione del ragazzo
siriano di dodici anni ad Aleppo. Per The Guardian non è un errore: sono
più di cinque anni che i media occidentali chiamano ribelli i
terroristi.
martedì 2 agosto 2016
Parla l’italo-siriano arrestato a Londra: “In cella perché filo-Assad”
Padova, 2 ago – Nella gestione del
problema del terrorismo e della politica mediorientale che l’Europa sta
dimostrando negli ultimi mesi, c’è posto per storie sempre più
grottesche. Dopo i terroristi che hanno problemi psichici e quindi vanno
in fondo compresi, e i terroristi che vengono chiamati “ribelli
moderati”, siamo arrivati alla parodia assoluta: un siriano di cittadinanza italiana che ha portato a Londra le sue nipoti fuggite da Aleppo, dove nelle ultime ore l’esercito siriano sta accerchiando i terroristi, è stato arrestato con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina
e detenuto per quattro mesi in Inghilterra. Le istituzioni italiane
sono state stranamente immobili. Le accuse sono cadute e il docente ha
fatto ritorno a casa.
Adnan al Moussa è un docente di diritto a Padova, siriano, già rappresentante del partito Baath in Italia,
vive in Veneto da 40 anni. Ha ottenuto la cittadinanza del nostro
Paese. Persona stimata da tutti per la sua professionalità, cristiano
ortodosso, è noto per la sua attività informativa sulla situazione
siriana in tutto il nord Italia. Negli ultimi mesi, la situazione ad
Aleppo è diventata infernale: i terroristi, per i quali l’Occidente non
ha mai lesinato aiuti, stanno subendo la pesante offensiva dell’esercito
regolare siriano e la vita in città è diventata impossibile. Al Moussa
ha così deciso di portare le sue nipoti in Inghilterra. La foga della
fuga ha fatto confondere i passaporti, così, all’arrivo a Londra, il
professore è stato arrestato e detenuto per quattro mesi. “Ho vissuto in
un ambiente orribile negli ultimi mesi – ha dichiarato al Primato Nazionale – vivevo in mezzo agli uomini primitivi. Io sono cittadino italiano, l’ambasciata italiana si è mossa con lentezza, mi hanno trascurato perché sanno bene chi sono. A breve inizierò a scrivere un libro su questa vergognosa vicenda”.
Al Moussa è infatti un grande sostenitore del presidente Assad,
come d’altro canto, tutta la comunità siriana italiana e tutti i
siriani che vivono in patria. Nessun siriano è però stato mai chiamato
in TV o intervistato dai media per comprendere meglio cosa stia
succedendo. Gli amici di Al Moussa avevano anche scritto al Ministro
Orlando, senza però ricevere risposta. Ora il professor Al Moussa
rischia il licenziamento per essersi a lungo assentato dal posto di
lavoro. Sorge spontanea una domanda a chiunque sia sano di mente: come è
possibile che l’uomo che ha compiuto la strage di Nizza abbia
partecipato a una manifestazione con gli antifascisti e girasse
tranquillamente per la Francia, mentre un uomo con un incarico pubblico
in Italia, che si batte da anni contro il terrorismo venga arrestato?
Perché i media e le istituzioni sono stati silenti? Potremmo chiederlo
ai governanti europei e alle istituzioni finanziarie che sostengono
l’immigrazione di massa e i terroristi in Siria, per poi scoprire che
sono più disturbati mentalmente dei terroristi.
martedì 19 luglio 2016
Assad sul fallito golpe in Turchia: “Erdogan lo sfrutta per eliminare gli avversari”
Damasco, 18 lug – Ieri a Damasco,
durante la visita della delegazione di politici libanesi guidata da
Noujah Wakim, presidente del Movimento Popolare Libanese, il presidente
siriano Bashar Al Assad ha rilasciato al quotidiano libanese Al Akhbar, un suo parere riguardo ai recenti sviluppi in Turchia. Assad ha dichiarato, senza mezzi termini, che “il presidente turco sta usando il recente tentativo di colpo di stato in Turchia per eliminare i suoi avversari
nelle istituzioni di governo”. E continuando: “Non vi è una chiara
immagine di ciò che sta accadendo in Turchia e ci sono molte
speculazioni in corso circa il tentativo di colpo di stato. Ma non si
può ignorare il fatto che Erdogan stia usando questa situazione per
eliminare i suoi avversari nelle forze armate e nelle istituzioni
giudiziarie e politiche turche”.
Il Presidente siriano ha comunque
ribadito, forse riferendosi agli stessi esponenti governativi turchi che
nei giorni scorsi hanno accennato ad una possibile distensione con Damasco, che: “nella guerra in corso sul suolo siriano nessun compromesso può essere fatto perché i gruppi armati che vengono gestiti da soggetti esterni possono essere affrontati solo militarmente”.
E ancora, sul ruolo dei governi di molti paesi che tentano un riavvicinamento nascosto con il legittimo governo siriano: “Alcuni paesi e partiti arabi hanno contatti segreti con noi e chiedono esplicitamente di non pubblicizzare le loro nuove posizioni verso gli sviluppi siriani per timore che Stati Uniti e Arabia Saudita possono arrabbiarsi”.
Il presidente siriano ha concluso
l’intervista utilizzando le stesse parole già spese in precedenza ad
inizio luglio, riferendosi sicuramente anche ai governi di qualche paese
occidentale: “ci attaccano politicamente e poi mandano i funzionari a
trattare con noi sotto banco, in particolar modo sulla sicurezza”.
martedì 12 luglio 2016
L’ayatollah all’ Europa: ” Siate indipendenti”
Si chiama ayatollah Majid Talkhabi ed è il membro più giovane del consiglio degli esperti, l’organo etico giuridico che in Iran
elegge la guida suprema della repubblica islamica. Lo incontriamo nelle
stanze dell’ufficio culturale dell’ambasciata iraniana a Roma
in compagnia del direttore del centro il Sig. Ghali analisti geopolitici ed economici del prossimo futuro è la fine, ancora in larghissima parte da attuare, del trentennale embargo sull’Iran.Akbar. Sull’Iran ci sarebbero ore di intervista da fare sopratutto se come ora si è al cospetto di un membro di un organo così importante e rispettato, ma di certo la notizia principale con cui dovranno fare i conti gli
PN: Per decenni la politica occidentale a guida Usa ha tenuto l’Iran a “distanza di sicurezza”
dai partner europei ed internazionali isolando la Repubblica Islamica
sia politicamente sia con un embargo gravoso. Oggi questo panorama
sembra cambiare velocemente come è la percezione di questa apertura in
Iran e ci si può veramente aspettare una piena accettazione dell’Iran da
parte degli Usa e dei suoi alleati nel gioco internazionale?
M.T.: L’Iran non è andato verso l’isolamento, è tutt’altro che un paese isolato, e la testimonianza è il sostegno di 118 paesi “non allineati” nei nostri confronti, in più ora siamo uno dei poteri principali della regione. Devo dire che non si avverte un cambiamento forte in Iran ad oggi, sappiamo bene che l’occidente accetterà l’Iran quando l’Iran diventerà una potenza
assoluta nella regione con cui confrontarsi, se l’Iran dimostra una
debolezza in qualsiasi punto l’occidente colpirà in quel punto quindi
l’Iran si deve manifestare molto forte. L’ occidente ha capito però un
fatto, che senza la partecipazione dell’Iran risolvere alcune
problematiche nella regione sarà difficile. Ormai lo spirito della
resistenza contro l’azione violenta di alcuni paesi è entrato nel nostro
insegnamento religioso. L’Iran considera sempre la sua relazione
umanitaria con altri paese e rispetta i diritti dei popoli. L’
intervento in Siria ne è un esempio ma è anche l’esempio
della politica iraniana che sa che la presenza in Siria rientra nella
difesa dell’Iran stesso, se l’Iran non affrontasse il problema
terrorismo in Siria se lo ritroverebbe a breve nel suo territorio.
P.N.: Con l’esplodere della crisi siriana e della crisi yemenita
l’Iran si è posto – senza bisogno dell’avallo di nessuno – alla guida
di una coalizione anti terrorismo che ha dato un importante esempio al
mondo intero di come si possa creare un polo geopolitico alternativo allo schema occidentale. Lei crede che questo asse possa durare anche dopo la fine, speriamo vicina, delle crisi?
M.T.: L’Iran ha manifestato la sua grandezza
già nella guerra imposta ( guerra Iran Iraq 1980-1988 ndr) che è durata
8 anni e ora tutto il mondo sa quale è il ruolo e il potere dell’Iran
nella regione, la potenza dell’Iran più che una potenza politica è la
sua potenza nella “geografia del pensiero” nella forza
morale e nella guida spirituale noi da qualche tempo adottiamo
una politica di soft power ma sempre ispirata ai principi del corano e
dai libri sacri, questo atteggiamento non si limita ai nostri confini ma
li supera è una politica dell’esempio e le lettere della guida suprema
al mondo e ai giovani d’europa ne sono una valida testimonianza.
P.N.: Nei media occidentali si parla molto di uno scontro politico interno al paese tra moderati riformatori e i cosiddetti conservatori. Esiste questa contrapposizione? Dove porta?
M.T.: Una grande parte di riformisti e conservatori non hanno
differenza nella qualità e nei contenuti del pensiero, nel principio
delle difesa dei dettami della rivoluzione islamica e dell’esempio della
guida suprema o nella posizione contro gli oppressori.
Su questi principi cardine non ci sono differenze. La differenza si
limita nelle interpretazioni e nelle modalità in cui viene seguita ed
interpretata la legge l’obbiettivo principale e sempre difendere
gli obbiettivi della repubblica.
P.N.: Il presidente Rohani in visita a Roma ha parlato di grandi potenzialità per i rapporti commerciali e politici tra Europa ed Iran. Ad oggi in Iran si ha riscontro di imprese occidentali che hanno presentato progetti di lavoro o di investimento?
M.T.: Ci sono molte delegazione che vanno in Iran in particolar modo dall’Italia
e ci auguriamo risultati positivi e benefici sia da parte Italiana sia
dalla nostra. Speriamo che si arrivi ad un interscambio soddisfacente
per promuovere l’economia di tutti. Quello che è importante è che
l’Europa dimostri la sua indipendenza nei fatti politici e economici,
l’indipendenza dell’Europa è un fattore positivo per tutti.
P.N.: Dopo l’uccisione barbara dello Shaik Al-Nimr
, l’aggressione in Yemen e il supporto ai movimenti terroristici in
Siria molti vedono crescere una contrapposizione diretta tra l’Iran e l’Arabia Saudita cosa può dire in merito?
M.T.: L’Arabia Saudita ha molti problemi all’interno
rispetto agli altri paesi, le cose che succedono all’ esterno
dell’Arabia Saudita servono spesso a distrarre l’attenzione dai problemi
interni del regno. L’Arabia Saudita non è un paese che può concorrere
con l’Iran per diventare una potenza nella regione, l’Iran non
riconosce come suo potenziale pari un un paese che non né indipendenza
né il sostegno del popolo. La differenza che c’è tra la presa di pozione
dell’Iran nei confronti dell’azione terroristica e delle vicende che
investono la regione dimostra che l’Iran non vuole esercitare un potere
assoluto nei confronti delle altre nazioni, la nostra è una politica “nobile” che segue la sua strada senza dare attenzione alla politica di altri paesi.
P.N.: Ma come sciita sentirà il peso di una sempre più crescente minaccia
che si profila contro la vostra comunità, le politiche sioniste o di
espansione geopolitica turca e saudita si sono saldate alle attività dei
gruppi terroristici ce hanno fatto degli sciiti un nemico giurato.
Mentre per larga parte dell’opinione pubblica occidentale siete ancora
voi il “paese canaglia”.
M.T.: Si io sento che c’è questo pericolo
però devo dire che gli avvenimenti tragici che sono successi negli
ultimi due anni nella regione hanno mostrato che l’accusa nei confronti
degli sciiti che sarebbero estremisti e terroristi è venuta a calare. In
ognuno di questi avvenimenti tragici e terroristici non sono coinvolti
movimenti sciiti. L’accusa nei confronti di Hezbollah
che dicono sia un gruppo terroristico è caduta perché Hezbollah difende
il popolo siriano. L’Iran, principale paese sciita, è uno dei paesi più
sicuri al mondo e nella regione. Noi non solo non abbiamo sostenuto il
terrorismo ma siamo anche un bersaglio di tali gruppi. In questi ultimi
anni per risolvere il problema del terrorismo e dell’estremismo l’Iran è
stato un paese all’avanguardia.
P.N.: In ultima battuta, l’ultimo venerdì del Ramadan appena trascorso è stato dedicato alla giornata per Gerusalemme voluta dalla guida suprema l’Ayatollah Khomeini. Cosa si sente di dirci in proposito?
M.T.: Dico solo che la comunità internazionale non deve chiudere gli occhi difronte alla barbarie che vengono compiute in Palestina.
giovedì 7 luglio 2016
MISSILI DA CROCIERA RUSSI COLPISCONO DEPOSITO DI ARMI DEI TERRORISTI AD ALEPPO
Ieri sera, una nave da guerra russa nel Mediterraneo, ha lanciato missili
da crociera a lungo raggio, che hanno colpito un grande deposito di
missili di fabbricazione statunitense Tow in mano ai terroristi di Al
Qaeda/Al Nusra, in località Al-Qassimyah, nella campagna occidentale di
Aleppo. Nel frattempo, le forze speciali Tigre dell’esercito siriano,
stanno preparando un’offensiva di terra per catturare la parte
meridionale delle fattorie di Al-Mallah, che sono ancora in mano ai
terroristi nonostante alcuni fonti affermino il contrario.
martedì 28 giugno 2016
Il Presidente Bashar Al Assad questa sera in visita ai soldati in prima linea nella zona di Marj Al Sultan (Damasco)
Poco fa (intorno alle 20 ora di Damasco) il Presidente Bashar Al Assad
ha fatto visita di sorpresa alle truppe siriane di prima linea nella
zona di Marj Al Sultan (provincia di
Damasco). Il Presidente ha consumato con i suoi soldati, tra
l'entusiasmo e lo stupore di tutti, l'iftar, il pasto serale consumato
dai musulmani per interrompere il digiuno quotidiano durante il mese del
Ramadan. Avanti Siria! Un solo Popolo. Un solo Presidente.
martedì 21 giugno 2016
Siria: sergente russo sventa attacco suicida e muore
Damasco, 20 giu – Il Ministero della Difesa russo ha annunciato nella giornata di ieri che il soldato Andrey Leonidovich Timoshenkov è morto in Siria, durante un’operazione avvenuta il 15 giugno scorso, per impedire ad un’auto imbottita di esplosivo di raggiungere il punto di distribuzione di aiuti umanitari russi nella provincia di Homs.
“Il Sergente Andrey Leonidovich Timoshenkov, che stava scortando un convoglio umanitario del Russian Reconciliation Center,
ha fermato una vettura carica di esplosivo, aprendo il fuoco con armi
di piccolo calibro. Andrey ha subito delle lesioni che gli sono costate
la vita durante l’esplosione del veicolo guidato da un attentatore suicida “, ha affermato il ministero in una nota. I medici della base aerea di Hmeimim, nella provincia di Latakia, hanno combattuto per la vita di Timoshenkov per oltre 24 ore, ma giovedì 16 giugno il soldato è deceduto. Il comando militare russo ha onorato il sergente Timoshenkov con un’onoreficenza postuma. Secondo i media russi, il sergente era un marine proveniente dalla regione di Kaliningrad.
Dall’inizio dell’intervento russo in Siria, richiesto dal presidente Bashar al Assad il 30 settembre 2015, la Russia ha perso 11 soldati nel corso della guerra contro il terrorismo: da ricordare colui che è stato definito “l’eroe di Palmira”, Alexander Prokhorenko, 25 anni, deceduto a fine marzo.
martedì 14 giugno 2016
giovedì 9 giugno 2016
Assad: “Combatteremo il terrorismo fino alla fine. E vinceremo”
Damasco, 7 giu – Durante la giornata di oggi, il presidente siriano Bashar al Assad ha aperto il proprio discorso rivolto all’Assemblea del popolo affermando che il numero senza precedenti di elettori registrato nelle recenti elezioni parlamentari
ha inviato un messaggio chiaro al mondo: maggiore è la pressione
internazionale sulla nazione siriana, più forte è l’impegno del popolo
della Siria per la salvaguardia della propria sovranità. Per questa tornata elettorale, il popolo ha avuto modo di eleggere candidati che hanno vissuto la sofferenza e che sono quindi disposti a donare
e a lavorare per il prossimo e non per se stessi, proprio come i
martiri, i feriti e tutti coloro che hanno sacrificato le proprie vite
per la libertà. Secondo le parole del presidente, ormai non è più un
segreto per i siriani il fatto che il nodo centrale del processo
politico dei paesi che sostengono il terrorismo sia diretto a colpire al
cuore il concetto di patria, che nella costituzione siriana è sacro:”Il
nucleo del loro schema politico, dopo aver fallito nell’adulazione del
terrorismo, è stato quello di colpire la Costituzione per creare di
conseguenza il caos”. La mossa degli adulatori internazionali
dell’opposizione è stata in prima battuta il supporto al terrorismo e in
seguito l’attribuzione dell’aggettivo “moderato” a questo orrore che sta dilagando non solo in Siria ma anche nel resto del mondo.
“L’unità della Patria non inizia dalla geografia, ma parte dall’unità dei cittadini”, ha detto il presidente, spostando il discorso sui fallimentari colloqui di Ginevra circa la crisi siriana. Le richieste rivolte alla delegazione siriana a Ginevra sono state, secondo il presidente, soltanto un tentativo di trappola diplomatica, sebbene “le nostre risposte siano state ferme e decise e non abbiamo consentito loro di ingannarci in alcun modo. Quando non sono riusciti a ottenere quello che volevano, la loro risposta è stata un’aperta dichiarazione di sostegno al terrorismo e, quindi, il ritiro dalla cessazione delle ostilità”, aggiungendo che “quello che abbiamo visto accadere ai civili e agli ospedali ad Aleppo ne è la diretta conseguenza”. Spostando l’attenzione sulla situazione geopolitica e militare, ha osservato come il regime di Erdogan si sia concentrato sulla città di Aleppo, ultima speranza per il suo progetto della Fratellanza (musulmana). “Aleppo sarà la tomba dove saranno sepolti tutti i sogni e le speranze di quel macellaio“, ha detto il presidente al Assad. Ha successivamente sottolineato come la “ribellione” in Siria non stia dormendo, ma più che altro è da considerarsi morta: “i bombardamenti terroristici non divideranno mai il popolo siriano, perchè i siriani sono fratelli nella vita e nel martirio“.
Salutando il popolo siriano “ovunque in Siria stia sfidando la morte, il terrorismo e i progetti di opposizione con il proprio impegno, per la voglia di vivere e di rimanere saldi”, il presidente ha ribadito il motivo per cui la sua guerra contro il terrorismo non avrà fine: “Non perché ci piacciono le guerre, come coloro che hanno dato il via alla guerra contro la Siria, ma perché lo spargimento di sangue non avrà termine fino a quando non sradicheremo il terrorismo ovunque si trovi e indipendentemente da qualunque maschera indossi; proprio come abbiamo liberato Palmira e molti altre zone nei mesi passati, stiamo andando a liberare ogni pollice della Siria dalle loro mani, perché non abbiamo altra scelta, se non quella della vittoria”.
Assad ha ribadito che qualsiasi processo politico che si tenti di avviare, risulterà sempre privo di senso e inutile se non coinciderà con la lotta al terrorismo. Ha salutato gli “eroi della Siria che combattono nell’esercito, nelle forze armate e nelle forze di supporto”, dicendo che se non fosse per il loro coraggio, la Siria non sarebbe la nazione che è. Il Presidente ha infine ringraziato i suoi alleati, affermando che il terrorismo prima o poi verrà sconfitto finché ci saranno nel mondo paesi come l’Iran, la Russia e la Cina a sostegno del popolo siriano, paesi che stanno dalla parte della giustizia e continuano ad aiutare gli oppressi di fronte dell’oppressore: “si tratta di paesi che rispettano i propri principi e cercano di sostenere sempre il diritto di ogni popolo a scegliere il proprio destino”. Il Parlamento siriano ha salutato il presidente al Assad con il motto: “Con il sangue e con l’anima ti onoriamo Bashar”.
“L’unità della Patria non inizia dalla geografia, ma parte dall’unità dei cittadini”, ha detto il presidente, spostando il discorso sui fallimentari colloqui di Ginevra circa la crisi siriana. Le richieste rivolte alla delegazione siriana a Ginevra sono state, secondo il presidente, soltanto un tentativo di trappola diplomatica, sebbene “le nostre risposte siano state ferme e decise e non abbiamo consentito loro di ingannarci in alcun modo. Quando non sono riusciti a ottenere quello che volevano, la loro risposta è stata un’aperta dichiarazione di sostegno al terrorismo e, quindi, il ritiro dalla cessazione delle ostilità”, aggiungendo che “quello che abbiamo visto accadere ai civili e agli ospedali ad Aleppo ne è la diretta conseguenza”. Spostando l’attenzione sulla situazione geopolitica e militare, ha osservato come il regime di Erdogan si sia concentrato sulla città di Aleppo, ultima speranza per il suo progetto della Fratellanza (musulmana). “Aleppo sarà la tomba dove saranno sepolti tutti i sogni e le speranze di quel macellaio“, ha detto il presidente al Assad. Ha successivamente sottolineato come la “ribellione” in Siria non stia dormendo, ma più che altro è da considerarsi morta: “i bombardamenti terroristici non divideranno mai il popolo siriano, perchè i siriani sono fratelli nella vita e nel martirio“.
Salutando il popolo siriano “ovunque in Siria stia sfidando la morte, il terrorismo e i progetti di opposizione con il proprio impegno, per la voglia di vivere e di rimanere saldi”, il presidente ha ribadito il motivo per cui la sua guerra contro il terrorismo non avrà fine: “Non perché ci piacciono le guerre, come coloro che hanno dato il via alla guerra contro la Siria, ma perché lo spargimento di sangue non avrà termine fino a quando non sradicheremo il terrorismo ovunque si trovi e indipendentemente da qualunque maschera indossi; proprio come abbiamo liberato Palmira e molti altre zone nei mesi passati, stiamo andando a liberare ogni pollice della Siria dalle loro mani, perché non abbiamo altra scelta, se non quella della vittoria”.
Assad ha ribadito che qualsiasi processo politico che si tenti di avviare, risulterà sempre privo di senso e inutile se non coinciderà con la lotta al terrorismo. Ha salutato gli “eroi della Siria che combattono nell’esercito, nelle forze armate e nelle forze di supporto”, dicendo che se non fosse per il loro coraggio, la Siria non sarebbe la nazione che è. Il Presidente ha infine ringraziato i suoi alleati, affermando che il terrorismo prima o poi verrà sconfitto finché ci saranno nel mondo paesi come l’Iran, la Russia e la Cina a sostegno del popolo siriano, paesi che stanno dalla parte della giustizia e continuano ad aiutare gli oppressi di fronte dell’oppressore: “si tratta di paesi che rispettano i propri principi e cercano di sostenere sempre il diritto di ogni popolo a scegliere il proprio destino”. Il Parlamento siriano ha salutato il presidente al Assad con il motto: “Con il sangue e con l’anima ti onoriamo Bashar”.
martedì 31 maggio 2016
INGENTI TRUPPE SIRIANE SI STANNO RAGGRUPPANDO SUL CONFINE DELLA PROVINCIA DI HAMA PRONTE A MUOVERE VERSO RAQQA
Nel fine settimana oltre 1.500 soldati delle truppe
speciali dei Falchi del Deserto e della Fanteria di Marina siriana
hanno raggiunto i confini orientali della provincia di Hama. Le truppe
siriane raggruppate in quella zona sono oltre 5.000 di diverse unità
dell'Esercito tra cui elementi della 4a Divisione Meccanizzata e dei
Battaglioni del Ba'ath. Nelle prossime settimana dovrebbe iniziare la
campagna militare per la liberazione di Raqqa.
lunedì 23 maggio 2016
martedì 17 maggio 2016
NUOVO RAID AEREO ISRAELIANO IN SIRIA UCCIDE COMANDANTE HEZBOLLAH
Ieri
aerei israeliani hanno colpito Mustafa Badreddine (Sayyed Dhulfiqar),
tra i più importanti comandanti militari di Hezbollah. Il bombardamento
mirato è avvenuto nei pressi dell'aeroporto internazionale di Damasco e
sarebbero stati uccisi anche due alti ufficiali iraniani. Il comandante
Badreddine aveva promesso di tornare dalla Siria o vittorioso o martire.
Sempre più chiaro invece che Israele e terroristi takfiri hanno un
unico nemico: la Siria ed Hezbollah.
martedì 10 maggio 2016
EMERGENZA ALEPPO
Aleppo è una città martirizzata dai bombardamenti dei terroristi. Uomini, donne e bambini vivono quotidianamente la minaccia della #distruzione. Interi quartieri sono oggi solo cumuli di macerie. Non possiamo più restare a guardare.
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Conferenza sul patrimonio archeologico e culturale siriano distrutto dai terroristi
Giovedì 19 Maggio a Roma si parla del patrimonio archeologico e culturale siriano distrutto dai terroristi. In via della Greca, 3 alle 18.00. L'evento
è patrocinato dal Ministero del turismo siriano, durante la conferenza
verrà esposta e messa in vendita una riproduzione di uno dei più antichi
trattati di pace scritto su tavoletta. Il ricavato della vendita contribuirà alla ricostruzione di importanti siti archeologici siriani come quello di Palmira, vandalizzato dall' offensiva dell'Isis
martedì 3 maggio 2016
ALEPPO BRUCIA. MEDIA E GOVERNI OCCIDENTALI COMPLICI SILENZIOSI.
Nei primi quattro giorni, i terroristi, appoggiati da Turchia e Arabia
Saudita, che USA e governi europei fanno sedere ai tavoli di trattative e
alle conferenze di pace, hanno lanciato su quartieri residenziali di
Aleppo oltre 1.250 tra razzi, colpi d'artiglieria e mortai, causando:
400 morti civili, moltissimi bambini
oltre 1.000 feriti
900 autovetture esplose e 700 negozi distrutti.
400 morti civili, moltissimi bambini
oltre 1.000 feriti
900 autovetture esplose e 700 negozi distrutti.
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