venerdì 30 agosto 2013

COMUNICATO STAMPA.

In questo momento è a Damasco la delegazione italiana del Fronte Europeo di solidarietà per la Siria con i rappresentanti della Comunità siriana in Italia, contemporaneamente all'ipotizzato attacco delle potenze occident...ali, motivato, lo pseudo casus belli, con il fantomatico utilizzo da parte dei militari governativi di armi chimiche contro la popolazione civile; nonostante il sostegno e il finanziamento al terrorismo ribelle fosse già evidente da tempo.
La citata delegazione si trova sul luogo per incontrare autorità, forze armate e personalità religiose siriane, e per portare il sostegno di migliaia di uomini liberi, cittadini e attivisti europei che da due anni, e ancor più in questo momento, sostengono la Nazione e il Popolo siriano e il suo legittimo Presidente Bashar Al-Assad. La delegazione oltre ad illustrare importanti progetti solidali e di sostegno politico al governo siriano, avrà occasione di riportare in tempo reale notizie su cosa sta accadendo realmente in Siria in antitesi alle mistificazioni e al terrorismo mediatico che la maggior parte dei media occidentali e arabi perpetrano da due anni contro la Siria.

giovedì 29 agosto 2013

Manifestazione Contro la Guerra in Siria. Venerdi 30 Agosto, P.zza Barberini, Roma



Comunicato Stampa Fronte Europeo per la Siria

Venerdì 30 agosto, in piazza Barberini a Roma, a partire dalle ore 15 fino alle 19, si svolgerà un sit-in di protesta contro l’attacco missilistico programmato da Stati Uniti, Inghilterra e Francia, privo di mandato dell’Onu contro la Siria, il suo popolo, il suo governo e il suo legittimo presidente Bashar al-Assad , da più di due anni in guerra contro milizie ribelli, ar...mate e organizzate prevalentemente da cellule islamiche fondamentaliste e finanziate da paesi stranieri, ritenendo la motivazione addotta a sostegno dell’azione militare da parte dell’amministrazione Obama -ovvero il presunto uso da parte dei militari siriani di armi chimiche contro la popolazione civile- insensata, pretestuosa e priva di prove tangibili che la sostengano.

Affinché si dipani il velo sulla reale essenza e sulla gravità di ciò che sta accadendo in un paese a noi vicino per storia e tradizioni, chiediamo a Voi tutti, giornalisti italiani, a mezzo di organi di stampa e radiotelevisivi, di partecipare e di documentare adeguatamente l’evento.

Fronte Europeo per la Siria, 28 agosto 2013

mercoledì 28 agosto 2013

Siria. Assad ha usato armi chimiche? Uno per uno, ecco tutti i dubbi degli esperti

Secondo la Casa Bianca, il 21 agosto, l’esercito siriano avrebbe lanciato razzi contenti gas nervino sui ribelli asserragliati nella periferia di Damasco. Ciò offre i presupposti per un attacco militare da parte di una coalizione di potenze occidentali. Stati Uniti, Francia e Regno Unito potrebbero agire anche senza mandato Onu e contro il parere di Russia e Cina. Le prove dell’uso di gas nervino da parte di Assad si fondano, fino ad ora, sulle immagini di alcuni filmati pubblicati dai ribelli. Alcuni esperti di armi chimiche, ascoltati all’indomani dei presunti attacchi, dall’agenzia francese Afp, non sembrano affatto convinti dal materiale.
MANCANO I SINTOMI. Interrogata dall’Afp, Paula Vanninen, direttrice di Verifin, istituto Finlandese per la Verifica della Convenzione sulle Armi Chimiche, sottolinea come «le persone» che aiutano i colpiti dal gas nervino, nei video che circolano in rete, «non indossano né abiti protettivi, né respiratori». «In un caso reale sarebbero stati contaminati anche loro e mostrerebbero sintomi», come invece non accade nei filmati.
John Hart, capo del Progetto Sicurezza Chimica e Biologica dell’International Peace Research Insitute di Stoccolma, spiega che nei video «non c’è traccia della “prova rivelatrice”» di una contaminazione di armi chimiche. «Nessuna delle vittime mostra pinpoint pupils», un restringimento del diametro della pupilla, «che indicherebbe un esposizione agli agenti nervini organofosforici».
NON C’È CONTAMINAZIONE. Dan Kaszeta, ex ufficiale dei Chemical Corps dell’esercito americano e consulente privato, anche lui interrogato da Afp, ribadisce come «nessuna delle persone che ha a che fare con le vittime o le fotografa indossa una qualche protezione ad hoc» e «a dispetto di ciò, nessuno di loro sembra aver subito danni».
Ciò escluderebbe si tratti davvero di contaminazione da armi chimiche a uso militare, compresi i gas nervini, dal momento che queste sostanze lasciano per un po’ di ore un certo livello di contaminazione e danneggiano chiunque senza adeguate protezioni venga a contatto con le persone colpite. Kaszeta aggiunge che «non c’è nessuno degli altri segni che ci si aspetterebbe di vedere dopo un attacco chimico, come livelli intermedi di vittime, problemi gravi alla vista, vomito, perdita di controllo dell’intestino».
NON È SARIN. Stephen Johnson, ex consulente del ministro della Difesa britannico per la guerra chimica e ricercatore sugli effetti del contagio di materiale pericoloso all’università di Cranfield, ritiene che «con un tale livello di agente chimico ci si aspetterebbe di vedere un mucchio di contaminazione sulle vittime, e questo colpirebbe coloro che li trattano e non sono protetti come dovrebbero. Tutto questo non lo vediamo».
Su Euronews, Johnson ha poi ribadito come il materiale girato sembra non essere coerente con l’uso di agenti nervini o Sarin: «Alcune persone hanno la schiuma, ma la schiuma sembra troppo bianca, troppo pura, e non torna con i danni interni che ci si potrebbe aspettare, te l’aspetteresti giallognola o con tracce di sangue». Per finire, argomenta sospettoso, «ci sono, in alcuni dei video, esempi che sembrano iper-reali, quasi come se fossero stati messi in scena».
GLI ALTRI PROBLEMI. «Le immagini di Ghouta, la località dove il governo avrebbe usato i gas sono devastanti dal punto di vista emozionale, ma assai ambigue dal punto di vista documentale», scrive oggi sul Giornale, il reporter di guerra Gian Micalessin.
«Ad Halabja nel marzo 1988 i gas di Saddam non fecero distinzione tra vittime e soccorritori e sterminarono chiunque non si fosse allontanato». Ciò non accade a Ghouta, ricorda Micalessin: «Nessuno fugge, non c’è un clima di panico e gli ospedali continuano a funzionare». «Questo fa sorgere due grossi interrogativi», conclude il giornalista: «Perché Assad avrebbe atteso due anni e mezzo prima di usare i gas salvo poi impiegarli sotto gli occhi degli osservatori dell’Onu? E soprattutto perché incominciare da una zona dove il regime non è militarmente in difficoltà e dove non viene sfruttato il vantaggio tattico offerto dall’arma chimica per riconquistare il territorio e nascondere le prove?»


martedì 27 agosto 2013

L'Intervista al Presidente Assad

Il Presidente Bashar al-Assad, ha dichiarato: "Il messaggio della Siria al mondo è: se c’è qualcuno che sogna il fatto che la Siria possa diventare una marionetta occidentale, sappia che questo sogno non si avvererá mai", aggiungendo "Noi... siamo uno Stato indipendente, combatteremo il terrorismo e costruiremo i nostri rapporti con i paesi che vogliamo, liberamente, sulla base degli interessi del popolo siriano".

Il Presidente al-Assad ha detto, in un'intervista rilasciata al quotidiano russo Izvestia: "Quelli che affrontiamo oggi sono in maggior parte dei soggetti takfiri, portatori dell'ideologia di al-Qaeda, mentre il resto sono pochi sbandati delinquenti fuorilegge, e quindi, ovunque colpirá il terrorismo, noi lo batteremo".

Il presidente al-Assad ha sottolineato: "Chi parla della collaborazione tra l’Israele ed i terroristi sono gli israeliani stessi, i quali più di una volta hanno annunciato di avere medicato nei propri ospedali decine di terroristi feriti in combattimento".

Il presidente al-Assad ha sottolineato che le accuse contro la Siria riguardanti l’uso di armi chimiche sono assolutamente politicizzate, e vanno lette nel contesto dei progressi compiuti dall'Esercito Arabo Siriano contro i terroristi.

Il presidente al-Assad ha chiarito: "La Russia oggi non difende Bashar Al-Assad e neanche il governo siriano, ma difende i principi in cui crede ed i suoi interessi nell'area".

lunedì 26 agosto 2013

In caso di guerra alla Siria, la Sicilia sarà la portaerei della Nato

La "portaerei" della Nato è la Sicilia. E' dall'Isola che partirebbero le azioni militari della Nato dirette verso la Siria. Non si ha notizia, tuttavia, di un "allerta" nelle basi aeree e navali dell'Isola, anche se nei mesi scorsi c'è stato un rafforzamento dei presidi militari americani con l'arrivo di un contingente di Marines e di una pattuglia di droni, esercitazioni a terra in varie location isolane.
In occasione dell'intervento in Libia la Nato insediò la cabina di regia a Napoli, ma quasi tutte le operazioni partirono dalla Sicilia, soprattutto dalla base aerea di Birgi. Furono giornate difficili, ma nessuno nell'Isola ebbe la sensazione che si rischiasse un coinvolgimento pieno e disastroso, con azioni di rappresaglia che, inevitabilmente, avrebbero potuto interessare l'area operativa.
Oggi le condizioni sono però profondamente cambiate. La Nato non darebbe la caccia al rais siriano, così come fece con il colonnello Gheddafi, ma dovrebbe confrontarsi con nemici molto più pericolosi ed agguerriti. L'Iran sostiene il regime siriano, che è a sua volta sostenuto dalla Russia e, in modo piu' defilato, dalla Cina.
La Sicilia è la "portaerei" meglio armata dell'Alleanza atlantica, il peso dell'eventuale azione militare ricadraebbe proprio su di essa. Dall'Isola partirebbero i droni, gli attacchi aerei e gli interventi di terra. Sarebbe impossibile circoscrivere le operazioni milittari alla Siria.
Finora davanti alle coste siriane si sono stabilite unità della marina militare russa, mentre dal Libano e dall'Iran sono arrivati consistenti e determinanti aiuti al regime. La Tunisia destablizzata da crimini politici, la Libia dilaniata da guerriglie tribali, l'Egitto lacerato dalla guerra civile, l'Iraq tornato alle stragi quotidiane, il Libano scosso da attentati sanguinosi e dagli hezbollah "siriani", fanno dello scacchiere mediorientale, una inquietante incognita.
In caso di intervento della Nato, senza il viatico Onu, come reagiranno gli iraniani ed i russi? Spettera' alla "portaerei" Sicilia "aggiustare" le cose? E che cosa rischia l'Isola dei marines, dei droni, delle basi aeree e navali? Potrebbe trasformarsi in un "bersaglio" per ogni rappresaglia. Sono domande che dovrebbero farsi a Roma e, anche a Palermo. Il silenzio sui venti di guerra fa paura.
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