Damasco, 11 nov – In attesa dei colloqui internazionali a Ginevra, per cui però,come conferma l’inviato speciale dell’Onu e della Lega araba Lakhdar Brahimi, nessuna data è stata ancora confermata, l’esercito siriano riconquista postazioni chiave nelle maggiori città del paese. In seguito alla presa del villaggio strategico di Sabina, a sud di Damasco, avvenuta quattro giorni fa, dopo tre giorni di incessanti combattimenti le truppe regolari siriane hanno ripreso il controllo della Base 80. Si tratta di un’area fondamentale per le sorti del conflitto, nei pressi dell’aeroporto internazionale di Aleppo, che era chiuso ai voli civili poichè in mano alle forze jihadiste dal febbraio scorso. Dopo l’annuncio della televisione di stato, è arrivata anche la conferma dell’Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus), che ha poi comunicato la morte di 95 uomini tra i soldati dell’esercito e le forze antigovernative.
L’esercito siriano avanza anche nelle città vicino ad Aleppo, fino ad oggi controllate dai gruppi armati anti-Assad, di Tel Arn e Tel Hasel. Pochi giorni fa le truppe governative hanno inoltre ripreso controllo di un sobborgo meridionale di Damasco, altra zona chiave per consolidare le postazioni attorno alla capitale e rompere le linee jihadiste. L’annuncio della presa del sobborgo, confermato anch’esso dall’Osservatorio per i diritti umani, è stato diramato dai media di Stato: “l’ordine e la sicurezza sono tornati a Sbine, località ripulita dai terroristi”.
Nel frattempo il governo siriano ha comunicato la concessione di “un’amnistia presidenziale” per i disertori dell’esercito, specificando che tutti i militari che hanno abbandonato le fila delle truppe avranno 30 giorni di tempo per presentarsi in caserma senza subire conseguenze, mentre coloro che sono fuggiti all’estero possono rientrare in Siria da uomini liberi entro tre mesi.
martedì 12 novembre 2013
lunedì 11 novembre 2013
L’Arabia Saudita sta addestrando circa 40.000 terroristi in Pakistan per inviarli in Siria
L’Arabia Saudita non si rassegna al fallimento della sua strategia per rovesciare il regime laico e socialista di al Assad in Siria e sta procedendo a costituire due battaglioni costituiti da 40.000 miliziani, mercenari provenienti da vari paesi, formati ed addestrati con l’aiuto del Pakistan, della Giordania, degli Emirati Arabi Uniti e del governo francese di Hollande.
Secondo la rivista statunitense Foreign Policy, questi due battaglioni dovrebbero partire per la Siria e vengono addestrati in questi giorni in Pakistan e in Giordania. L’Arabia Saudita provvede al finanziamento di questi battaglioni incluso il pagamento dei salari ai miliziani, i militari pakistani provvedono all’addestramento.
Il motivo per il quale si è deciso, da parte dei servizi sauditi, di realizzare queste formazioni di miliziani armati deve ricercarsi nel rifiuto degli USA di attaccare la Siria. Questo rifiuto ha spinto l’Arabia Saudita a passare all’azione diretta per rovesciare il regime di Assad.
Secondo il “Foreign Policy”, che cita l’analista dell’Istituto Carnegy, Yazid Sayegh, questo esercito, formato da 40.000 o 50.000 uomini, dimostra che Riad ha deciso di procedere ad un intervento militare in Siria indipendentemente dagli USA. L’Arabia Saudita è determinata a portare avanti l’azione militare secondo i propri piani.
Tuttavia il piano saudita incontra diversi problemi, incluso la instabilità del Pakistan e dei paesi vicini, come la Giordania, che si oppone ad un attacco alla Siria dal suo territorio.
A questo bisogna aggiungere l’incapacità degli USA e della Francia di organizzare ed unificare i vari gruppi terroristi.
D’altra parte nel nord della Siria e più precisamente nella località di Rayhaniyyè, ai confini con la Turchia, i sauditi ed i catariani lavorano per formare una nuova milizia che possa raggruppare il maggior numero dei gruppi terroristi che operano sul terreno.
A questi incontri hanno partecipato i leaders del così detto esercito sirio libero (ESL)e dei battaglioni Liwa al Tuhid, Sukur ash Sham , Yaish al Islam e la seconda brigata.
Si prevede di costituire un ufficio politico centrale a somiglianza della Coalizione Nazionale di Opposizione che è stata rifiutata come autorità da molte decine di gruppi integralisti.
Una fonte che ha assistito agli incontri ha riferito al giornale libanese Al Safir che la principale contesa riguarda il comando di questa formazione militare.
Il giornale aggiunge che la formazione assumerà il nome di “Esercito di Muhammad”.
L’obiettivo dell’Arabia Saudita è quello di costituire uno stato confessionale in Siria sotto la propria influenza.
Secondo la rivista statunitense Foreign Policy, questi due battaglioni dovrebbero partire per la Siria e vengono addestrati in questi giorni in Pakistan e in Giordania. L’Arabia Saudita provvede al finanziamento di questi battaglioni incluso il pagamento dei salari ai miliziani, i militari pakistani provvedono all’addestramento.
Il motivo per il quale si è deciso, da parte dei servizi sauditi, di realizzare queste formazioni di miliziani armati deve ricercarsi nel rifiuto degli USA di attaccare la Siria. Questo rifiuto ha spinto l’Arabia Saudita a passare all’azione diretta per rovesciare il regime di Assad.
Secondo il “Foreign Policy”, che cita l’analista dell’Istituto Carnegy, Yazid Sayegh, questo esercito, formato da 40.000 o 50.000 uomini, dimostra che Riad ha deciso di procedere ad un intervento militare in Siria indipendentemente dagli USA. L’Arabia Saudita è determinata a portare avanti l’azione militare secondo i propri piani.
Tuttavia il piano saudita incontra diversi problemi, incluso la instabilità del Pakistan e dei paesi vicini, come la Giordania, che si oppone ad un attacco alla Siria dal suo territorio.
A questo bisogna aggiungere l’incapacità degli USA e della Francia di organizzare ed unificare i vari gruppi terroristi.
D’altra parte nel nord della Siria e più precisamente nella località di Rayhaniyyè, ai confini con la Turchia, i sauditi ed i catariani lavorano per formare una nuova milizia che possa raggruppare il maggior numero dei gruppi terroristi che operano sul terreno.
A questi incontri hanno partecipato i leaders del così detto esercito sirio libero (ESL)e dei battaglioni Liwa al Tuhid, Sukur ash Sham , Yaish al Islam e la seconda brigata.
Si prevede di costituire un ufficio politico centrale a somiglianza della Coalizione Nazionale di Opposizione che è stata rifiutata come autorità da molte decine di gruppi integralisti.
Una fonte che ha assistito agli incontri ha riferito al giornale libanese Al Safir che la principale contesa riguarda il comando di questa formazione militare.
Il giornale aggiunge che la formazione assumerà il nome di “Esercito di Muhammad”.
L’obiettivo dell’Arabia Saudita è quello di costituire uno stato confessionale in Siria sotto la propria influenza.
sabato 9 novembre 2013
Lavrov: la Coalizione Nazionale sostiene di essere l'unico rappresentante del popolo siriano, ma in realtà non rappresenta nemmeno la maggioranza dei movimenti di opposizione.

giovedì 7 novembre 2013
Siria, razzo colpisce a Damasco la nunziatura apostolica. Illeso il nunzio: «Devo ringraziare il mio angelo custode»
Oggi verso le sei di mattina un colpo di mortaio ha colpito il tetto della Nunziatura apostolica di Damasco. La dinamica dell’attacco è stata raccontata a Fides dal nunzio Mario Zenari: «Erano le sei e 35, io mi ero appena svegliato quando ho sentito un forte scoppio. Mi sono gettato sul pavimento, perché a volte i lanci di proiettili si susseguono uno dopo l’altro. Passato qualche minuto, ci siamo accorti che stavolta il colpo aveva raggiunto il tetto della nunziatura, provocando per fortuna solo danni materiali».
«RINGRAZIO IL MIO ANGELO CUSTODE». Il punto colpito si trovava proprio in corrispondenza della stanza del Nunzio, che ha detto di «ringraziare il mio angelo custode. Qui è pieno di pietre e calcinacci. Un muro è crollato ma per fortuna stiamo tutti bene». La nunziatura si trova nel quartiere centrale di Malki della capitale, non lontano dalla piazza degli Omayyadi, tra le più grandi di Damasco. Anche se monsignor Zenari non ha voluto parlarne, è quasi certo che l’attacco fosse mirato e provenisse dai ribelli.
«PREGHIAMO CHE LA GUERRA FINISCA». Non è la prima volta che a Damasco si verificano attacchi simili: «Sabato scorso due colpi di mortaio sono caduti sul convento dei francescani ad Aleppo – ha aggiunto – E nei mesi scorsi diversi obici hanno raggiunto la Città Vecchia di Damasco, dove sono concentrate molte chiese. Quella in corso in Siria è una guerra complicata. Preghiamo il Signore che tutta questa violenza finisca presto». Il nunzio ha anche dichiarato che non lascerà il paese: «Rappresentiamo il Papa in Siria e non lasceremo il Paese. Se dovessero continuare attacchi come quello di oggi, al massimo ci sposteremo in un altro quartiere».
«RINGRAZIO IL MIO ANGELO CUSTODE». Il punto colpito si trovava proprio in corrispondenza della stanza del Nunzio, che ha detto di «ringraziare il mio angelo custode. Qui è pieno di pietre e calcinacci. Un muro è crollato ma per fortuna stiamo tutti bene». La nunziatura si trova nel quartiere centrale di Malki della capitale, non lontano dalla piazza degli Omayyadi, tra le più grandi di Damasco. Anche se monsignor Zenari non ha voluto parlarne, è quasi certo che l’attacco fosse mirato e provenisse dai ribelli.
«PREGHIAMO CHE LA GUERRA FINISCA». Non è la prima volta che a Damasco si verificano attacchi simili: «Sabato scorso due colpi di mortaio sono caduti sul convento dei francescani ad Aleppo – ha aggiunto – E nei mesi scorsi diversi obici hanno raggiunto la Città Vecchia di Damasco, dove sono concentrate molte chiese. Quella in corso in Siria è una guerra complicata. Preghiamo il Signore che tutta questa violenza finisca presto». Il nunzio ha anche dichiarato che non lascerà il paese: «Rappresentiamo il Papa in Siria e non lasceremo il Paese. Se dovessero continuare attacchi come quello di oggi, al massimo ci sposteremo in un altro quartiere».
martedì 5 novembre 2013
Siria. «Per le donne niente jeans, solo burqa». Il decalogo ultra islamico imposto dai ribelli ad Aleppo
Pubblichiamo una nota diffusa dallo Stato islamico dell’Iraq e del Levante nella parte della città di Aleppo da loro controllata. La comunicazione contiene le regole basate sulla sharia che i cittadini dovranno rispettare nella seconda città più importante della Siria.
1) È vietato alle ragazze e alle donne portare i jeans, i pantaloni e i pullover. Sono obbligate a vestire l’abito islamico, il burqa e l’abaya. Anche truccarsi è vietato.
2) È vietato fumare sigarette o il narghilè a partire dal 15 novembre.
3) I barbieri devono chiudere, è vietato tagliare i capelli agli uomini.
4) È vietato esporre nelle vetrine abiti femminili. Solo le donne possono vendere abiti femminili.
5) Le fabbriche di proprietà maschile che producono vestiti femminili o dove lavorano donne devono chiudere.
6) Le pubblicità nei saloni di parrucchieri femminili devono sparire.
7) Tutte le persone che pronunceranno il nome dell’”Esercito islamico dell’Iraq e del Levante” riceveranno 70 frustate.
8) È vietato alle donne consultare ginecologi maschi.
9) È severamente vietato ai giovani uomini di acconciarsi i capelli in modo moderno o inserire qualunque cosa nei capelli.
10) È vietato ai giovani portare i blue-jeans.
1) È vietato alle ragazze e alle donne portare i jeans, i pantaloni e i pullover. Sono obbligate a vestire l’abito islamico, il burqa e l’abaya. Anche truccarsi è vietato.
2) È vietato fumare sigarette o il narghilè a partire dal 15 novembre.
3) I barbieri devono chiudere, è vietato tagliare i capelli agli uomini.
4) È vietato esporre nelle vetrine abiti femminili. Solo le donne possono vendere abiti femminili.
5) Le fabbriche di proprietà maschile che producono vestiti femminili o dove lavorano donne devono chiudere.
6) Le pubblicità nei saloni di parrucchieri femminili devono sparire.
7) Tutte le persone che pronunceranno il nome dell’”Esercito islamico dell’Iraq e del Levante” riceveranno 70 frustate.
8) È vietato alle donne consultare ginecologi maschi.
9) È severamente vietato ai giovani uomini di acconciarsi i capelli in modo moderno o inserire qualunque cosa nei capelli.
10) È vietato ai giovani portare i blue-jeans.
domenica 3 novembre 2013
The Washington Post: Nuove Mosse da parte dei paesi del golfo guidati dall’Arabia Saudita, per rafforzare il sostegno militare ai gruppi armati in Siria.
Paesi del Golfo Persico, guidati dall'Arabia Saudita, si stanno muovendo per rafforzare il loro sostegno militare ai “ribelli” terroristi siriani e sviluppare opzioni politiche indipendentemente dagli Stati Uniti sulla scia di quello che vedono,... secondo alti funzionari del golfo, un fallimento della leadership degli Stati Uniti in seguito alla decisione del presidente Obama di non lanciare attacchi aerei contro la Siria.
Anche se i sauditi e gli altri nella regione sono stati il fornitore principale di armi ai ribelli, da quando sono iniziati i combattimenti in Siria, più di due anni fa, e hanno collaborato in partenza con la CIA nell’operazione di addestramento e armamento all'opposizione, i funzionari hanno detto di aver rinunciato, in gran parte, agli Stati Uniti come leader e coordinatore dei loro sforzi.
Piuttosto, il programma dei sauditi di espandere i servizi di addestramento che operano in Giordania e di aumentare la potenza di fuoco delle armi inviate ai gruppi ribelli, che si trovano mentre combattono il governo siriano a lottare contro gli elementi estremisti fra di loro, sempre secondo i funzionari del golfo che hanno parlato a condizione di anonimato per preservare cortesia con gli Stati Uniti.
Cioè che i funzionari descrivono, un’operazione parallela indipendente dagli degli Stati Uniti è in discussione dai sauditi con gli altri paesi della regione, secondo i funzionari di diversi governi che sono stati coinvolti nei colloqui.
Anche se i sauditi e gli altri nella regione sono stati il fornitore principale di armi ai ribelli, da quando sono iniziati i combattimenti in Siria, più di due anni fa, e hanno collaborato in partenza con la CIA nell’operazione di addestramento e armamento all'opposizione, i funzionari hanno detto di aver rinunciato, in gran parte, agli Stati Uniti come leader e coordinatore dei loro sforzi.
Piuttosto, il programma dei sauditi di espandere i servizi di addestramento che operano in Giordania e di aumentare la potenza di fuoco delle armi inviate ai gruppi ribelli, che si trovano mentre combattono il governo siriano a lottare contro gli elementi estremisti fra di loro, sempre secondo i funzionari del golfo che hanno parlato a condizione di anonimato per preservare cortesia con gli Stati Uniti.
Cioè che i funzionari descrivono, un’operazione parallela indipendente dagli degli Stati Uniti è in discussione dai sauditi con gli altri paesi della regione, secondo i funzionari di diversi governi che sono stati coinvolti nei colloqui.
venerdì 1 novembre 2013
Siria, Ministro informazione attacca giustamente l'inviato Onu, Lakhdar Brahimi, "non è una persona onesta, usa doppio linguaggio"
Il ministro dell'informazione, Omran al-Zoubi, ha attaccato Brahimi in quanto usa un doppio linguaggio, in Siria parla in un certo modo e fuori cambi versione, non ha il coraggio di dire le cose come stanno, in tutta la sua conferenza stampa non ha neanche accennato la collaborazione del governo Siriano, evitando anche di precisare la presenza di al-Qaeda dello Stato Islamico e altri gruppi mercenari fanatici.
Il ministro dell'informazione al-Zoubi in una telefonata con il canale libanese al-Mayadeen ha ribadito che Brahimi ha parlato di concetti che non fanno parte del suo incarico come inviato ONU e mediatore per la preparazione di Ginevra 2, "Brahimi non riesce a comprendere la vera situazione sul campo, e cerca di usare una certa logica come se volesse soddisfare una parte ai danni di una altra, se veramente come dice la conferenza di Ginevra è solo per i siriano allora perché sta svolgendo tutto questo tour regionale?", si è domandato il ministro al-Zoubi.
"Speriamo che Brahimi svolga il suo ruolo più onestamente e in modo neutrale" ha concluso il ministro.
Il ministro dell'informazione al-Zoubi in una telefonata con il canale libanese al-Mayadeen ha ribadito che Brahimi ha parlato di concetti che non fanno parte del suo incarico come inviato ONU e mediatore per la preparazione di Ginevra 2, "Brahimi non riesce a comprendere la vera situazione sul campo, e cerca di usare una certa logica come se volesse soddisfare una parte ai danni di una altra, se veramente come dice la conferenza di Ginevra è solo per i siriano allora perché sta svolgendo tutto questo tour regionale?", si è domandato il ministro al-Zoubi.
"Speriamo che Brahimi svolga il suo ruolo più onestamente e in modo neutrale" ha concluso il ministro.
Iscriviti a:
Post (Atom)